Condiscendenza di Dio

Da MormonWiki.

Condiscendenza è l’azione di discendere a uno stato più basso e meno dignitoso; di abbandonare i privilegi del proprio rango e stato; di riversare onori e favori su uno di minor statura o condizione sociale. La condiscendenza di Dio è la discesa di Cristo al di sotto di tutte le cose. Egli venne sulla terra per dimorare come un uomo, e soffrì più di ogni uomo che sia mai vissuto per redimere i figli di Dio, affinché essi ereditino il Suo regno.

E’ possibile dire che ci sono due Condiscendenze di Dio — prima, il Padre Immortale — il dominatore glorificato, esaltato, messo sul trono dell’ universo—scese giù dal suo status di dominio e potere per diventare Padre di un Figlio che sarebbe nato da Maria, ‘nella carne;’ e seconda, che Dio il Padre accondiscese anche a mandare il Suo unigenito per soffrire per i peccati del mondo. Il Salvatore è il dono di Dio per noi.

Così se parleremo della condiscendenza di Dio, intendendo quella del nostro Eterno Padre, dobbiamo prima conoscere la natura e il tipo di essere che è. Dobbiamo venire a conoscere la dignità e maestà e gloria che lo attendono, delle cose che ha fatto e sta facendo per noi e per tutti i suoi figli e in tutta l’ eternità fra tutte le sue creazioni.

...leggiamo, nel Libro di Mormon questa domanda, “Conosci la condiscendenza di Dio?” e scopriamo che in qualche modo è associata al suo amore per noi suoi figli di spirito che adesso stanno dimorando nella carne sulla terra. Noi scopriamo nel nostro testo che egli sarà il Padre di un Figlio nato “nella carne”; cioè, nella sua saggezza infinita accondiscende ad essere il Padre di un sacro essere che nascerà nella mortalità. Egli determina di adempiere ciò che aveva decretato e annunciato nel piano di salvezza nella vita premortale, avendo spiegato il piano chiese un redentore e un salvatore e disse: “chi manderò per essere mio Figlio?” Così la condiscendenza di Dio è che egli è letteralmente il Padre di un Figlio nato nella mortalità, un Figlio nato “nella carne”.

E avvenne che vidi i cieli aprirsi; e un angelo scese, stette dinanzi a me, e mi disse: Nefi, cosa vedi? E gli dissi: Una vergine più bella e più leggiadra di ogni altra vergine. Ed egli mi disse: Conosci tu la condiscendenza di Dio? E io gli dissi: So che egli ama i suoi figlioli; nondimeno non conosco il significato di tutte le cose. Ed egli mi disse: Ecco, la vergine che vedi è la madre del Figlio di Dio, secondo la carne. E avvenne che io vidi ch'ella era rapita nello Spirito; e dopo che era stata rapita nello Spirito per lo spazio di un tempo, l'angelo mi parlò, dicendo: Guarda! E io guardai e vidi di nuovo la vergine che portava un bambino fra le sue braccia. E l'angelo mi disse: Ecco l'Agnello di Dio, sì, proprio il Figlio del Padre Eterno! Conosci tu il significato dell' albero che vide tuo padre? E dopo che ebbe dette queste parole mi disse: Guarda! E io guardai, e vidi il Figlio di Dio avanzare tra i figlioli degli uomini, e ne vidi molti cadere ai suoi piedi e adorarlo. E l'angelo mi disse di nuovo: Guarda e vedi la condiscendenza di Dio! E guardai e vidi il Redentore del mondo, del quale aveva parlato mio padre; e vidi pure il profeta che avrebbe preparato il cammino dinanzi a lui. E l'Agnello di Dio si fece avanti e fu battezzato da lui; e dopo che fu battezzato, vidi i cieli aperti e lo Spirito Santo scendere dal cielo e soffermarsi su di lui in forma di una colomba (1 Nefi 11:14-21, 24, 26-28).


"Leggiamo le parole che un angelo disse a Re Beniamino, in cui lo descrisse come “il Signore Onnipotente che regna, che fu ed è d'eternità in eternità” e poi disse che sarebbe disceso e avrebbe dimorato in un tabernacolo di creta, e sarebbe andato fra gli uomini, che sarebbe stato il Figlio di Dio; e Maria sarebbe stata sua madre (vedere Mosia 3:5, 8).

"Ecco una cosa gloriosa. Abbiamo esseri esaltati, nobili in un piano e uno stato così al di sopra dalle nostre circostanze presenti che non abbiamo modo di capire il loro dominio e gloria e ne abbiamo uno di loro, Dio, il nostro Padre eterno che, tramite la condiscendenza e l’amore e la pietà infinita che ha per noi, scende giù dal suo stato nobile e diventa Padre di un Figlio secondo la carne. Abbiamo quel Figlio che nasce, primogenito nello spirito, che aveva un potere e onnipotenza simili a quelli del Padre. Abbiamo ognuno di essi che compie un lavoro che non possiamo capire, tanta è la grandezza e la gloria e l’importanza di esso.

"Ora la cosa più grande e più importante che ci sia in tutta l’eternità — la cosa che trascende tutte le altre dal tempo della creazione dell’uomo e dei mondi—è il fatto del sacrificio espiatorio del Signore Gesù Cristo. Venne nel mondo per vivere e morire —per vivere la vita perfetta ed essere lo schema, il paragone, il prototipo per tutti gli uomini, e per coronare il suo ministero nella morte, facendo il sacrificio grande e infinito. E per virtù di questa espiazione, tutte le cose che riguardano vita e immortalità, esistenza, gloria e salvezza, onori e ricompense, a tutte le cose viene data piena forza, efficacia e virtù. L’ espiazione è la cosa centrale in tutto il sistema del vangelo. Il profeta disse che tutte le altre cose riguardanti la nostra religione sono solo appendici ad essa.

"Bene, questa espiazione è resa possibile a causa delle dottrine del figlio divino; e se Cristo non fosse nato nel mondo nel modo particolare in cui era, non avrebbe ereditato da Suo Padre il potere di operare questo infinito ed eterno sacrificio espiatorio, in conseguenza del quale l’intero piano di salvezza sarebbe stato vuoto e noi non avremmo mai ereditato o posseduto le benedizioni dell’ immortalità o le glorie della vita eterna.

Un’ espiazione infinita per l’umanità

"Nel 34esimo capitolo di Alma, Amulec testifica il bisogno che il Figlio di Dio venisse personalmente a compiere l’ espiazione secondo il grande piano dell’eterno Dio. Egli spiega che l’ espiazione dev’essere “un sacrificio grande e durevole” non un sacrificio di uomo, né di bestie o di uccelli come si usava (vedere Alma 34:9–10). Doveva essere infinito, doveva coprire ogni trasgressione, sofferenza, e doveva essere eterno —applicando a tutta l’umanità dall’infinito inizio alla fine sconfinata. No, non poteva essere un sacrificio di uomo, né di bestie o di uccelli. Doveva essere il sacrificio di un Dio, sì Dio il Creatore, Dio il Redentore. Lui doveva scendere dalla deità alla mortalità, e nella mortalità ad un agnello sacrificale. Il suo dono di redenzione tramite la discesa, aveva bisogno del suo dolore, della sua sofferenza ed umiliazione.

Poiché ecco, io, Iddio, ho sofferto queste cose per tutti, affinché non soffrano, se si pentiranno; Ma se non volessero pentirsi, essi dovranno soffrire proprio come me; E queste sofferenze fecero sì che io stesso, Iddio, il più grande di tutti, tremassi per il dolore e sanguinassi da ogni poro, e soffrissi sia nel corpo che nello spirito — e desiderassi di non bere la coppa amara e mi ritraessi ” (Dottrina e Alleanze[1] 19:16–18).

"Come la vastità delle creazioni di Dio è incomprensibile alla mente finita, la sua sofferenza è ugualmente incomprensibile, come la sua Espiazione è infinita. La sua condiscendenza è una parte integrale, necessaria, and inseparabile dell’ espiazione. L’ espiazione stessa fu attuata sulla sua volontarietà di discendere a soffrire. La sua condiscendenza, come parte dell’ Espiazione, è probabilmente tanto essenziale alla redenzione dell’umanità come fu la sua sofferenza nel giardino del Getsemani o sulla croce. La sua Espiazione fu un libero dono all’umanità—un dono che non poteva essere ottenuto in nessun altro modo. Esso scaturì dalla sua volontarietà a discendere. Egli non discese per obbligo, non per gloria, ma solo per amore. La sua condiscendenza a redimerci tramite l’ Espiazione fu il prezzo che pagò per dare a tutti salvezza ed esaltazione."

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