Gesù era il Messia
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Gesù era il Messia?
Il rifiuto da parte di Israele, le profezie bibliche su Cristo e sulle nazioni di H. Lindsey e C. Carlson - dal libro "Addio Terra, ultimo pianeta", ed. Centro Biblico, Napoli (1973)
"La storia ci insegna che l'uomo non apprende nulla dalla storia." (Hegel)
E' ridicolo che l'uomo non sembri imparare mai dagli errori passati, specialmente quando essi sono in relazione alle maggiori catastrofi. La prima guerra mondiale fu chiamata la fine di tutte le guerre, e non era passata una generazione che la seconda guerra mondiale era combattuta più o meno nella medesima arena. Adesso stiamo correndo intorno al mondo cercando disperatamente di mettere fuori uso la spoletta che potrebbe far esplodere ciò che potrebbe essere l'ultima guerra sulla terra.
Nelle terribili pagine della storia vediamo la registrazione della continua lotta dell'uomo per vivere con i propri simili. Famiglie combattono contro famiglie, tribù contro tribù e nazioni contro nazioni. La maggior parte dei popoli odiano la guerra, eppure fin dai tempi antichissimi raramente il mondo ha conosciuto la pace.
Il generale Douglas MacArthur ha detto: « Fin dalla notte dei tempi gli uomini hanno cercato la pace... alleanze militari, equilibri di potere, leghe di nazioni; ma tutto è man mano fallito, lasciando il solo sentiero attraverso il quale passa la guerra. La totale capacità distruttiva della guerra ora distrugge questa alternativa ». L'umanità non ha imparato l'inutilità della guerra dalla storia. Tuttavia, per quanto tragica, c'è un'altra lezione, anche più tragica, a cui non si è prestato attenzione. Ciò ha da fare con un popolo la cui speranza più viva è stata la venuta del loro grande liberatore, chiamato il Messia.
Il tema centrale dei profeti ebrei era che « il Messia » sarebbe venuto ed avrebbe portato a compimento le promesse fatte ai loro progenitori, Abrahamo, Isacco e Giacobbe. In queste promesse Israele deve essere la nazione guida del mondo sotto il regno del Messia che dovrà portare pace universale, prosperità, e armonia fra tutti i popoli della terra. Il paradosso consiste nel fatto che è venuto un uomo Ebreo che asseriva di essere il Messia. Egli ha adempiuto molte delle antiche predizioni, ma è stato rigettato da coloro che per primi avrebbero dovuto riconoscerlo. La domanda è questa: Se egli era realmente il tanto atteso Messia, come milioni di persone hanno creduto, perché la maggioranza dei capi religiosi del suo tempo non hanno creduto alle sue asserzioni? Questi capi religiosi, dopo tutto, conoscevano le predizioni messianiche. L'ignoranza non era la loro scusa.
Le ragioni per le quali non gli hanno creduto sono interessanti e estremamente importanti per quest'ora della storia nella quale viviamo.
Due ritratti
Due ritratti dell'atteso Messia completamente differenti tra loro sono abbozzati dai profeti dell'Antico Testamento. I ritratti, dipinti dalla mano sicura di Dio, sono stati posti sullo stesso canovaccio e incorniciati in un solo quadro. Per quelli che sono vissuti prima della nascita di Gesù di Nazaret è stato difficile comprendere la prospettiva di questi due ritratti. Immaginate un uomo che contempla una catena di montagne. Egli può vedere la vetta di una montagna e, dietro, la vetta di un'altra. Tuttavia dal suo punto d'osservazione non può vedere la valle che divide queste due montagne.
Allo stesso modo si è guardato ai due ritratti del Messia. Si sono viste due persone diverse ma si è perduta la connessione. Si è mancato di percepire che potrebbe trattarsi di un solo Messia che viene in due ruoli diversi, separati dalla valle del tempo. Uno dei ritratti dipinge il Messia come un umile servo che soffre per gli altri ed è respinto dai suoi stessi concittadini. Si può chiamare questo quadro « il Messia sofferente ». (Date uno sguardo alle profezie di Isaia 53 per la perfetta descrizione di questo Messia).
L'altro ritratto mostra il Messia come un re vittorioso con potere illimitato, che giunge all'improvviso sulla terra al culmine di una guerra globale e salva gli uomini dall'autodistruzione. Egli pone gl'Israeliti che credono in lui come le guide spirituali e secolari del mondo e conduce ad un'epoca libera da pregiudizi ed ingiustizia. E' facile comprendere come questo sia il ritratto più popolare. Questo secondo quadro può essere chiamato « il Messia regnante ». Se ne trova la descrizione in alcune profezie come quelle di Zaccaria 14 e Isaia 9:6-7.
Questi due ritratti del Messia presentano un tale paradosso che i rabbini, almeno un secolo prima della nascita di Gesù di Nazaret, hanno sviluppato la teoria che ci sarebbero stati due Messia. Essi non potevano comprendere come i due ritratti potessero essere veri della stessa persona.
Il loro fraintendimento li portò a credere che il Messia sofferente avrebbe liberato il popolo dai peccati prendendo su di sé la pena di morte. Egli sarebbe stato principalmente un « liberatore spirituale ». Il Messia regnante avrebbe assoggettato i nemici d'Israele e portato la pace al mondo. Egli sarebbe stato principalmente un « liberatore politico ».
La grande domanda
Perché la maggioranza degli Ebrei, che conoscevano gl'insegnamenti dei loro profeti, respinsero Gesù di Nazaret come loro Messia quando venne? Perché hanno ignorato i ritratti del Messia sofferente? Gesù stesso fece loro osservare le predizioni dell'Antico Testamento riguardanti la sua vita e il suo ministero che erano adempiute nella sua persona.
Innanzi tutto gli Ebrei non presero alla lettera i loro profeti almeno per quanto riguardava questo Messia sofferente. Presero pienamente alla lettera solo il ritratto del Messia che sarebbe venuto come re vittorioso. Inoltre avevano degenerato nelle proprie convinzioni religiose fino al punto di non credere d'essere peccatori. Credevano di osservare la legge di Mosè e perciò non vedevano alcuna necessità di un Messia sofferente che li liberasse dai loro peccati.
I capi religiosi ebrei avevano costruito una tradizione di interpretazioni che ridusse l'osservanza delle leggi di Dio in qualcosa di puramente esterno (Marco 7:1-15). Gesù tuttavia mise in rilievo il vero significato della legge di Dio nel sermone sul monte. Egli mostrò che assassino è non solo chi realmente uccide qualcuno ma anche chi si adira contro il proprio prossimo senza un giusto motivo (Matteo 5:21-22).
Inoltre mostrò che l'adulterio agli occhi di Dio consiste anche nel solo guardare una donna con concupiscenza (Matteo 5:27-32).
Egli spiegò il vero significato di « ama il prossimo tuo come te stesso » applicandolo allo stesso tempo ai propri nemici (Matteo 5:43-48).
In ogni comandamento Gesù mise in risalto la falsa interpretazione dei capi religiosi e la confrontò con il vero significato che Dio aveva sempre inteso. Mostrò che Dio guarda al cuore e non semplicemente al comportamento esteriore dell'uomo.
Sono sicuro che se prendete seriamente il paragrafo precedente vi sentirete un po' a disagio in questo stesso momento. Potreste dire quello che io dissi alcuni anni fa quando per la prima volta mi furono presentati i dieci comandamenti: « Chi mai potrebbe essere accettato da Dio se è necessario osservare la legge nei pensieri e nelle motivazioni? » Se è questo che pensate, congratulazioni: avete scoperto esattamente l'intero scopo della legge che Dio diede a Mosè.
Non si è mai pensato che i comandamenti dovessero servire per giungere a Dio. Essi sono stati dati principalmente per mostrarci quale perfezione dovremmo raggiungere per meritare d'essere accettati da Dio a motivo delle nostre azioni (vedi Galati 3:24).
E' per questo che Dio ci dice: « Chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un solo punto, si rende colpevole su tutti i punti » (Giacomo 2:10). Alla luce di ciò è facile comprendere perché la Bibbia dice: « ...per le opere della legge nessuno sarà giustificato al Suo (di Dio) cospetto » (Romani 3:20).
La legge è stata data per mostrare all'umanità che ha bisogno di un « Messia sofferente », il quale solo può rendere l'uomo accettevole a Dio. Chi non riesce a comprendere che il suo problema fondamentale è spirituale preferisce un Messia politico a quello spirituale. Comunque non è difficile scorgere il motivo principale che ha finito per offuscare nel ritratto profetico l'immagine del Messia sofferente.
Gesù ha presentato le sue credenziali come Messia sofferente, ma molti lo hanno respinto perché cercavano un grande conquistatore. Cercavano quel tipo di capo politico che potesse liberarli dall'oppressione romana. Nella loro cecità non hanno tenuto conto di più di 300 precise predizioni dei loro stessi sacri scritti intorno a questo Messia.
Il secondo motivo per cui gli Ebrei rigettarono il Messia è da cercarsi nell'indifferenza - indifferenza verso i loro problemi spirituali. Essi non dovevano essere infastiditi. Erano troppo occupati. Dovevano partecipare ad una corsa di cavalli o ad un ricevimento. Afferrati dalla monotonia dell'esistenza quotidiana, le necessità più profonde della loro personalità non avevano importanza.
Oltre a ciò non si preoccupavano di compiere una ricerca personale. Molti sapevano che c'era qualcosa d'insolito in questo falegname di Nazaret, ma, senza cercare essi stessi la verità, accettarono il giudizio dei capi che lo respingevano.
Fu appunto a causa della superficialità del popolo che Gesù fece una meravigliosa affermazione sui segni dei tempi. Egli mostrò in maniera semplice e chiara come le profezie si adempivano nella sua vita. Eppure, con gravi conseguenze per molti, fu ignorato.
I segni dei tempi
I capi religiosi dei tempi di Gesù erano degli scettici incalliti. Vennero infatti a Gesù per chiedergli un segno dal cielo. Desideravano qualche miracolo sensazionale che desse loro la prova che Gesù era il Messia promesso. Volevano che scendesse all'improvviso dal cielo come Messia conquistatore (come è rivelato in Zaccaria 14) per prendere tutti i regni della terra e sconfiggere l'impero romano.
Gesù aveva già dato dei segni importanti per provare chi era. Aveva guarito molti ammalati e riportato in vita dei morti (vedi Luca 7:21-22). Ma essi non consideravano ciò una prova sufficiente per dimostrare la sua asserzione d'essere il Messia. Gesù rispose ai capi religiosi in questo modo: « Quando si fa sera voi dite: bel tempo, perché il cielo rosseggia! e la mattina dite: oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo! L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non arrivate a discernerli? » (Matteo 16:2-3).
I segni dei tempi
E' importante vedere a che cosa si riferiva Gesù. La gente in Palestina, anche oggi, prende piacere nel fare previsioni sul tempo. Le condizioni del clima sono tali che i segni dati qui sono chiare indicazioni di come sarà il tempo. Gesù diceva che i segni che indicavano la sua venuta erano chiari come la volta celeste. Esaminiamo questi segni, queste credenziali. Guardiamo alle precise predizioni di come quest'uomo Gesù avrebbe adempiuto al ruolo di Messia, di come avrebbe personificato il primo ritratto del Messia sofferente. Il primo gruppo di predizioni è in relazione alle circostanze della sua nascita. Ecco le sue credenziali.
Credenziali per la nascita: la famiglia
Dio rivelò ad Abramo, il padre di tutti gli Ebrei, che egli avrebbe avuto un discendente diretto che sarebbe stato di benedizione per tutti i popoli della terra (Genesi 12:1-3). Inoltre Dio rivelò a Giacobbe, uno dei discendenti di Abramo, che il Messia sarebbe venuto da una particolare tribù - la tribù di Giuda. Gli Ebrei dopo aver occupato il territorio della Palestina lo divisero in dodici piccoli stati assegnandoli a dodici famiglie. Queste famiglie avevano la loro origine nei dodici figliuoli di Giacobbe (Genesi 49:10). Le sue credenziali familiari si precisarono ancora passando dalla tribù di Giuda alla famiglia di Davide. La profezia fu fatta a Davide, il grande re della storia d'Israele, dal profeta Nathan. Nathan disse: « Così dice l'Eterno degli eserciti: ... io innalzerò al trono dopo di te la tua progenie, uno dei tuoi figliuoli, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli mi edificherà una casa, ed io renderò stabile in perpetuo il suo trono. Io sarò per lui un padre, ed egli mi sarà figliuolo... » (1 Cronache 17:11-13). Al re Davide furono qui promesse almeno due cose straordinarie. La prima che uno dei discendenti diretti avrebbe regnato in perpetuo. La seconda che questa persona non sarebbe stata soltanto uno dei suoi discendenti diretti, ma in un modo misterioso e in maniera unica il Figlio di Dio.
La tradizione rabbinica considerava questa una predizione del Messia. Di conseguenza uno dei più comuni titoli messianici è « il figlio di Davide ».
Credenziali per la nascita: il posto
Il profeta Michea è vissuto settecento anni prima della nascita di Cristo. Egli era contemporaneo del grande profeta Isaia. A Michea fu rivelato che il Messia sarebbe nato a Betleem. « Ma da te, o Bethlehem Efrata. piccola per essere fra i migliai di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni » (Michea 5:1). Questa era una profezia del Messia senza possibilità di errori perché si riferiva alla sua preesistenza eterna « ... le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni ». Non un uomo comune, ma una persona soprannaturale avrebbe invaso la storia da Betleem. Questa profezia è citata nel Nuovo Testamento, in Matteo, come risposta dei teologi ebrei alla domanda di Erode intorno al luogo dove il Messia sarebbe nato. Essi gli risposero: « In Betleem di Giudea; poiché così è scritto per mezzo del profeta » (Matteo 2:5). E' da sottolineare il fatto che secolo dopo secolo il popolo ebreo ha conservato queste profezie precise. Dovevano essere rivelazioni di Dio altrimenti non sarebbero state preservate in una maniera così accurata.
Abbiamo esaminato le profezie riguardanti la discendenza del Messia e il luogo della sua nascita. Guardiamo adesso al fattore tempo. Il profeta Daniele, durante la sua schiavitù a Babilonia, ricevette un orario con l'indicazione dell'esatta successione degli avvenimenti relativi al futuro della storia del popolo d'Israele. A Daniele fu detto che sarebbe passato un certo numero di anni tra il momento del proclama che permetteva agli Ebrei di tornare dalla loro schiavitù babilonese nuovamente in Israele e la venuta del Messia. Questo proclama può essere datato seguendo il racconto biblico di Nehemia 2:1-10. Anche gli archeologi hanno scoperto prove di questo stesso proclama negli antichi archivi persiani.
Dal momento in cui veniva accordato il permesso di ritornare e ricostruire la città di Gerusalemme e il suo tempio sino all'arrivo del Messia come principe, erede legittimo al trono di Davide, sarebbero passati 483 anni (69 settimane di anni, cioè 483 anni). Sir Robert Anderson di Scotland Yard ha passato la maggior parte della sua vita a controllare e convalidare i particolari di questa profezia. Egli raccolse i suoi studi in un voluminoso libro intitolato The Coming Prince.
Non solo a Daniele furono indicati gli anni precisi ma anche una successione dei più importanti avvenimenti storici. Innanzi tutto c'era il proclama che permetteva agli Ebrei di tornare dalla schiavitù e ricostruire il tempio. Dopo di ciò il Messia sarebbe venuto come principe. Dopo, il Messia sarebbe stato « tagliato fuori » che è un modo di dire che sarebbe stato ucciso. Dopo l'uccisione del Messia un esercito avrebbe saccheggiato e distrutto la città e il tempio, ricostruiti dagli esuli babilonesi (Daniele 9). La profezia di Daniele mostra che chiunque dovesse essere il Messia la sua apparizione doveva avvenire prima della distruzione della città e del tempio avvenuta nel 70 d.C. ad opera di Tito, imperatore romano. C'è stata una sola persona che fu considerata seriamente Messia prima del 70 d.C. Abbiamo il logico candidato per questo ruolo nel falegname di Nazaret.
Le credenziali relative al suo ministero
Abbiamo considerato un panorama delle credenziali sulla nascita di Gesù per controllare la sua asserzione di essere il Messia giudaico. Per aggiungere prova a prova consideriamo le profezie relative alle azioni che Gesù avrebbe compiuto sulla terra - profezie intorno al suo proprio ministero.
Il profeta Isaia presentò una descrizione viva dell'atteso Messia quando disse: « Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: "Siate forti, non temete!" Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, e saranno sturati gli orecchi dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo, e la lingua del muto canterà di gioia; perché le acque sgorgheranno nel deserto, e dei torrenti nella solitudine » (Isaia 35:4-6).
Gesù conosceva i profeti dell'Antico Testamento. Egli citò questa precisa profezia di Isaia quando Giovanni Battista mostrò di avere qualche dubbio nei suoi riguardi. Giovanni era l'araldo che annunciava la venuta di Gesù come il Messia, eppure neanche Giovanni poteva riconciliare i due ritratti del Messia. Dopo essere stato messo in prigione mandò dei messaggeri a Gesù per chiedere: « Sei tu colui che deve venire, o ne aspetteremo noi un altro? » (Matteo 11:3).
Gesù rispose citando le predizioni dei miracoli ch'egli avrebbe compiuto: « Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano, e l'Evangelo è annunziato ai poveri » (Matteo 11:4-5). Il fatto che Gesù compisse questi stessi miracoli erano le sue credenziali per dare maggiore forza alla sua asserzione di essere il Messia.
Probabilmente le più fenomenali predizioni relative al ritratto del Messia sofferente sono le profezie che mostrano le sue sofferenze e il rifiuto del popolo. Uno dei grandi brani su questo rifiuto è Isaia 53. Esso è chiamato « la cattiva coscienza delle sinagoghe » perché non è più letto nei templi nei giorni festivi come lo era una volta.
In Isaia 52 c'è uno sguardo generale su questo Uno che è chiamato il servo di Dio. E' chiaro che qui il profeta non sta parlando d'Israele, che in qualche brano è chiamato il servo di Dio, ma di colui che salverà Israele. « Ecco il mio servo (Cristo) prospererà, sarà elevato, reso sommamente eccelso. Come molti, vedendolo, son rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante sì da non parere più un uomo, e il suo aspetto sì da non parere più un figliuol d'uomo)... » (Isaia 52:13-14).
Questo era un riferimento a ciò che accadde durante il processo di Gesù quando egli fu ripetutamente colpito sul viso. « Così molte saran le nazioni di cui egli desterà l'ammirazione; i re chiuderanno la bocca dinanzi a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, e apprenderanno quello che non avevano udito » (Isaia 52:15). In questo brano il profeta afferma che il servo di Dio desterà l'attenzione delle nazioni (cioè dei non-Giudei), che vedranno cose che non avevano mai visto. In altre parole, i Gentili incomincerebbero a comprendere le vie di Dio.
Tuttavia Isaia parla del rifiuto da parte degli Ebrei, e la cosa è rimarchevole perché Isaia era un profeta ebreo che scrisse almeno 700 anni prima della nascita di Gesù. Egli predisse che il popolo avrebbe respinto proprio colui che attendeva (Isaia 53:1-3). Notate un fatto interessante. Il profeta narra questo avvenimento al tempo passato che era un espediente letterario comune agli scrittori ebrei... (« molti sono rimasti sbigottiti... il suo sembiante era disfatto »). Quando si voleva mettere in risalto la sicurezza di una profezia i profeti impiegavano questo tempo che è chiamato, in riferimento all'ebraico, il tempo « perfetto profetico ».
Inoltre qui era profetizzato che gli Ebrei avrebbero rifiutato quest'uomo perché non aveva lo splendore regale ch'essi desideravano. Isaia disse che il servo di Dio sarebbe stato « disprezzato ed abbandonato »; il che è esattamente accaduto. In questa parte della predizione sono presentate le credenziali del Messia che sarebbe stato un sostituto per l'iniquità, o malvagità, dell'uomo: « E, nondimeno, erano le nostre malattie ch'egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s'era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l'Eterno ha fatto cader su lui l'iniquità di noi tutti » (Isaia 53:4-6).
I rabbini, dopo la nascita e la morte di Gesù di Nazaret, hanno dato una nuova interpretazione a questo brano spiegando che il pronome alla terza persona singolare non si riferisce a un Messia personale ma alla nazione d'Israele. Il brano però parla di questa persona come di chi porta le conseguenze delle trasgressioni d'Israele. Israele non poteva essere sostituto di se stesso, dato che il brano afferma chiaramente che l'Eterno ha posto su lui l'iniquità di noi. Isaia 53 continua dicendo che questa persona non riceverà la vera giustizia dalla legge giudaica. Ciò, naturalmente, fu vero durante il processo di Gesù. Le persone si meravigliavano del fatto che egli non avesse cercato di difendersi... « Maltrattato... non aperse la bocca » (Isaia 53:7).
Di nuovo qui c'è una precisa predizione che il Messia sarebbe morto per le trasgressioni del popolo d'Israele, allo stesso modo, naturalmente, che per quelli del mondo intero: « ...egli era strappato (ucciso) dalla terra dei viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo » (Isaia 53: 8b). I particolari della profezia in relazione a questo ritratto del Messia sono precisi. Isaia dice che egli morrebbe accanto a criminali: « Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi ». La sua tomba sarebbe stata con il ricco: « Nella sua morte, egli è stato col ricco » (Isaia 53:9). Si è ciò verificato? Naturalmente. Gesù fu crocifisso in mezzo a due ladri e dopo la sua morte uno dei Farisei ricchi, Giuseppe d'Arimatea, ebbe pietà di lui e lo seppellì nella propria tomba. Giuseppe fu l'uomo ricco di cui parla la profezia.
Potremmo immaginare Isaia, ai piedi della croce, che guarda alla veduta panoramica che Gesù vide e sperimentò sulla croce. Tuttavia Isaia vide ciò 700 anni prima che Gesù nascesse! Andando avanti in questo brano rimarchevole, Isaia parla del fatto che gli uomini potrebbero essere dichiarati giusti ed accettevoli a Dio perché il suo servo ha portato i loro peccati. Nel linguaggio biblico questo è il significato di « rendere giusti ».
Isaia disse che il servo « ha interceduto per i trasgressori » (Isaia 53:12). La maggior parte delle persone che hanno avuto un qualche contatto con l'insegnamento cristiano ricorderanno le parole che Gesù pronunciò sulla croce quando disse: « Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno ».
Trenta pezzi d'argento
Un altro profeta dell'Antico Testamento fu Zaccaria, che scrisse circa 500 anni prima della venuta di Gesù. Nel suo libro fece un'altra previsione precisa e particolareggiata che poteva riferirsi ad una sola persona. Egli scrisse: « E io dissi loro: "Se vi par bene, datemi il mio salario; se no, lasciate stare". Ed essi mi pesarono il mio salario; trenta sicli d'argento. E l'Eterno mi disse: "Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo al quale mi hanno stimato. E io presi i trenta sicli d'argento, e li gettai nella casa dell'Eterno per il vasaio" » (Zaccaria 11:12-13).
Osservate tre precise indicazioni in questo brano. Innanzi tutto sarebbe venuto un tempo durante il quale il popolo avrebbe valutato a trenta pezzi d'argento il valore del proprio Dio. Poi questi trenta pezzi sarebbero stati gettati nella casa dell'Eterno, che è il tempio. E infine che il denaro sarebbe stato versato al vasaio per le tombe dei poveri. Potete immaginare che qualcuno dei « profeti » odierni osi formulare una predizione così precisa?
E' tutto accaduto come era stato detto. Matteo ricorda ciò quando narra di Giuda che si recò dai capi sacerdoti che complottavano la morte di Gesù e disse: « Che mi volete dare, e io ve lo consegnerò? » E i sacerdoti decisero di dargli trenta pezzi d'argento per il tradimento (Matteo 26:14-15).
Dopo il tradimento Giuda vedendo che Gesù era condannato a morte, condanna più severa del previsto, rimpianse quel che aveva fatto. Ritornò dai sacerdoti e cercò di restituire il denaro, ma i sacerdoti lo insultarono. Giuda divenne furioso. Egli gettò il denaro nel tempio (Matteo 27:3-5). (Predizione avverata).
I sacerdoti presero il denaro e piamente riconobbero che non sarebbe stato giusto rimettere nel tesoro il prezzo del tradimento, così decisero di darlo al vasaio per comperare il suo campo (Matteo 27:6-10) (Tentativo, senza dubbio, di mettere a tacere le proprie coscienze). Osservate una cosa molto importante. Gesù non ebbe alcun controllo su questa profezia. Essa dovette adempiersi senza alcuna interferenza da parte sua. Questo fatto fa cadere il disprezzo sulla maggiore premessa di un libro che ha ottenuto una certa popolarità, chiamato The Passover Plot.
Mentre l'autore di questo libro rende un servizio perché accetta la realtà storica di Gesù, asserisce però che Gesù deliberatamente "complottò" per adempiere le predizioni sul Messia date nell'Antico Testamento. Questa teoria non può essere valida perché non c'è modo di spiegare come moltissime predizioni, ad esempio quella intorno ai trenta pezzi d'argento, potessero avverarsi quando le circostanze erano fuori della portata di Gesù.
Gesù disse ai discepoli che c'erano predizioni sulla sua sofferenza nei Salmi (Luca 24:44-46). Una delle più chiare profezie si trova nel Salmo 22, che è stato scritto dal re Davide più di 1000 anni prima di Cristo. Davide descrive avvenimenti che non possono essere capitati a sé stesso dato che erano al di là della portata della propria esperienza.
Il Salmo fu accettato come Parola di Dio e le antiche scuole rabbiniche riconobbero che Davide parlava « in Spirito ». Il salmista da una predizione particolareggiata e precisa di una persona che viene crocifissa. Egli parla della sofferenza del Messia come se si trovasse sulla croce con lui, soffrendo la sua pena, vedendo la gente e gli avvenimenti intorno. Parlando nello spirito del Messia, Davide dice: « Io son come acqua che si sparge », alludendo all'abbondante traspirazione di un impiccato in pieno sole. « E tutte le mie ossa si sconnettono », il che è uno degli aspetti più crudeli della crocifissione: i tendini si distendono e le ossa saltano dalle giunture. Egli parla di una forte sete: « e la lingua mi si attacca al palato ». Gesù disse sulla croce: « Ho sete ».
« Poiché cani mi hanno circondato; uno stuolo di malfattori m'ha attorniato; m'hanno forato le mani e i piedi. Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano e m'osservano; spartiscono fra loro i miei vestimenti e tirano a sorte la mia veste » (Salmo 22:16-18). « Cane » era un'espressione che gli Ebrei usavano comunemente per indicare i Gentili, e Gesù era circondato da Gentili alla crocifissione. Egli fu crocifisso nudo, e il brano parla della vergogna di ciò. Ai piedi della croce i soldati si giocarono (o tirarono a sorte) la sua tunica. Per quanto questo brano sia perfetto nella sua accuratezza, guadagna un'importanza supplementare quando comprendiamo che la crocifissione come mezzo di punizione era sconosciuta all'epoca in cui Davide scriveva. Gli Ebrei dell'epoca davano la morte mediante lapidazione. Non fu prima del 200 a.C., quando i Romani adottarono questa pratica crudele, che la crocifissione venne largamente in uso, e cioè 800 anni dopo questa profezia.
Se c'è una sola cosa che garantisce la precisione storica di ciò che hanno scritto gli autori del Nuovo Testamento questa è l'animosità del popolo giudeo che crocifisse Gesù. Il messaggio del compimento di queste profezie incominciò a diffondersi per mezzo della parola in tutta la Palestina a partire da cinquanta giorni dopo gli avvenimenti.
Se quelli che avevano crocifisso Gesù avessero potuto smentire qualcuna delle realtà storiche di quegli avvenimenti lo avrebbero fatto, annientando l'intero movimento dall'inizio. Ma essi non poterono confutare alcuno dei fatti che adempivano le profezie; invece misero a morte le persone che proclamavano questi fatti.
Quella generazione non prese sul serio le credenziali del Messia sofferente. Gesù predisse la distruzione di coloro i quali lo avevano messo in croce. « Poiché verranno su di te de' giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, e ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; e atterreranno te e i tuoi figliuoli dentro di te, e non lasceranno in te pietra sopra pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata » (Luca 19:43-44).
Fu adempiuta questa profezia? Come è già stato ricordato, Tito e le legioni romane saccheggiarono Gerusalemme e la distrussero nel 70 d.C. Impareremo noi? Ripeteremo la storia? Mancheremo di prendere i profeti alla lettera e con serietà? Saremo indifferenti? Permetteremo a quelli che pretendono di essere i capi religiosi di spiegare queste cose senza che tentiamo di investigare da noi stessi? Ci sono molte più predizioni intorno al Messia regnante e vittorioso che ancora deve venire di quante ce n'erano intorno al Messia sofferente. Mancheremo di controllare queste profezie per noi stessi a dispetto di quanto gli altri possano dire? Il resto di questo libro presenterà le profezie che sono in relazione agli avvenimenti mondiali che nelle predizioni precise debbono precedere di poco la seconda venuta del Messia - venuta in potenza per governare la terra.
Molte di queste predizioni erano negli stessi paragrafi di quelle relative alla prima venuta del Messia. Osiamo noi trasformarne in allegorie il significato? Queste predizioni si adempiranno esattamente e materialmente come quelle della prima venuta? Lo scrittore risponde affermativamente: « Sì ».

