Il sogno d'un missionario mormone

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Missionari mormoni


Durante la mia vita ho assistito a tanti miracoli, ma di uno mi ricordo particolarmente. Accadde durante il mio servizio come missionario mormone in Francia e Svizzera. Verso la fine del 1961 fui trasferito da Perpignan a un nuovo distretto missionario che si era formato a Marsiglia. Eravamo chiamati “i Motivatori” e il nostro scopo era di mostrare ai missionari degli altri due distretti di Marsiglia come portare in chiesa un numero maggiore di persone. Statisticamente eravamo fra i missionari che battezzavano di più. Io ero ancora un collega minore, come era l’altro anziano. Tutti gli altri missionari mormoni del nuovo distretto erano non solo seniores, ma erano stati tutti supervisori (adesso si chiamano capi distretto) raccolti insieme per lo scopo di formare una specie di “superdistretto”. Il programma incontrava abbastanza successo. Quando arrivammo a Marsiglia c’erano 63 membri, quando partimmo alcuni mesi più tardi ce n’erano 141. I battesimi continuarono nell’area per molto tempo dopo la nostra partenza, e per il tempo che avevo lasciato il campo di missione due anni dopo c’erano più di 500 membri, di cui l’80% frequentava regolarmente le riunioni. Si stava costruendo una cappella. Il nostro non era l’unico distretto ad avere successo a Marsiglia. Tutti e tre i distretti stavano facendo meglio che mai prima. In genere avevamo servizi battesimali due o tre sere a settimana e a volte anche quattro in una settimana. Gli spiriti erano alti e posso dire veramente che fu uno dei periodi più piacevoli di tutta la mia missione. Una mattina mentre io e il mio collega sedevamo a colazione, decisi di raccontargli un sogno molto realistico che avevo avuto durante la notte. Avevo sognato che ero stato trasferito a Ginevra, Svizzera ed ero diventato un collega maggiore. Un evento improbabile, perché ero stato in missione un tempo molto più breve di quello che occorreva per fatti colleghi maggiori. Allora l’anziano Brown mi disse di un suo sogno molto insolito. Quella stessa notte anche lui aveva sognato che ero trasferito a Ginevra e fatto collega maggiore. Ma nel suo sogno anche lui veniva trasferito a Ginevra e riceveva un nuovo collega minore,l’anziano Frank H. Brea, che aveva conosciuto a Digione, dove l’anziano Brown era stato capo distretto. Questo era un evento ancor più improbabile. Non era normale procedura del nostro presidente di missione trasferire entrambe i missionari allo stesso tempo. Uno restava sempre nella località a seguire i contatti con il suo nuovo collega. Il nostro ultimo rapporto aveva indicato che avevamo, credo, circa diciannove persone impegnate a ricevere il battesimo il mese seguente. Sarebbe stato certamente follia, pensavamo, da parte del presidente trasferirci entrambi in tali circostanze. Ma quella mattina,prima che uscissimo per fare tracting, arrivarono due lettere espresse dalla sede della missione, una per ognuno di noi. La mia mi informava del mio trasferimento a Ginevra e lamia nomina a collega maggiore. Anche l’anziano Brown era trasferito a Ginevra e assegnato a un nuovo collega minore, l’anziano Frank H. Brea. In tali circostanze sarei dovuto essere molto rattristato dal trasferimento simultaneo di entrambi. Non c’è dubbio nella mia mente che la mia natura ostinata e che io considero “logica” mi avrebbe suggerito di telefonare al presidente di missione e dirgli che grande sbaglio stava facendo. Se non fosse stato che il Signore mi aveva avvertito in anticipo del trasferimento tramite un sogno profetico confermato dal sogno identico del mio collega avrei attribuito l’azione del presidente di missione a follia umana. Così com’era non potei che riconoscere che era la volontà del Signore. Dopo una mattina di fare tracting arrivammo al luogo del pranzo dove si radunava spesso il nostro distretto per mangiare e per riferire i nostri progressi e gli orari delle interviste battesimali. Fu come camminare in un nido di vespe. Contrariamente a tutto ciò che consideravamo saggio e logico l’intero distretto (tranne due missionari) aveva ricevuto lettere di trasferimento a Ginevra. Anche alcuni degli altri missionari erano pronti a chiamare il presidente di missione e dirgli che grande sbaglio stava facendo. Fu solo dopo aver udito i nostri sogni che anch’ essi capirono che la situazione apparentemente impossibile veniva dal Signore. Imparai una grande lezione quel giorno. Il Signore mi insegnò che non dovevo giudicare le azioni dei suoi capi eletti secondo un metro umano. Noi mortali non siamo sempre capaci di conoscere i motivi perle azioni del Signore. E’per questa ragione che ci chiede di vivere per fede. Come osservazione a piè di pagina, il lettore sarà interessato a sapere che i missionari che vennero a rimpiazzarci—trasferiti in massa da Ginevra a Marsiglia—ebbero successo nel portare la maggior parte in chiesa la maggior parte dei nostri bravi contatti. Essi avevano bisogno di una spinta morale dopo molti mesi di lavoro apparentemente sterile altrove. Così mentre non ottenemmo il “credito” ufficiale per questi battesimi, avemmo il grande piacere di sapere che i semi che avevamo piantati crebbero a maturità. John Tvedtnes

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