Tre tentazioni
Da MormonWiki.
LE TRE TENTAZIONI COME COMPRENDERLE E SUPERARLE
di Stephen Covey
E’ sempre stato interessante notare il tempo nella vita e nel ministero del Salvatore quando fu portato nel deserto “per essere tentato dal diavolo”
Il 1 capitolo di Matteo registra la genealogia di Cristo, il suo concepimento, la nascita, e il messaggio speciale a Giuseppe dall’angelo.
Il capitolo 2 parla della visita dei magi, la fuga in Egitto, e il massacro degli innocenti per opera di Erode. Il capitolo 2 introduce Giovanni Battista, e il battesimo di Cristo nel Giordano.
Il capitolo 4 riporta le tentazioni del Salvatore. Subito dopo comincia a predicare e ad insegnare.
Il capitolo 5,6, e 7 contengono il sermone più grande mai dato all’uomo. Il sermone sul Monte.
E’ da notare che le tentazioni seguirono immediatamente il Battesimo e precedettero il suo grande insegnamento e ministero.
Credo che la sequenza sia rilevante ed abbia il suo parallelo in molte vite. Vincere e superare le tentazioni spesso è un preludio ad evolversi o a capire gli altri e le loro tentazioni, problemi e sentimenti.
Paolo c’informa che Cristo fu toccato con i sentimenti nelle nostre infermità, perché egli fu tentato in tutti i punti “proprio come noi” (Ebrei 4: 15).
Forse una profonda comprensione personale di queste tentazioni è necessaria prima che possiamo capire e influenzare gli altri in modo efficace.
Molti sono provati amaramente e tentati prima del loro battesimo, e pensano che tali tentazioni cesseranno una volta che sono stati battezzati. Dal mio punto d’osservazione, non è questo il caso.
Spesso le tentazioni aumentano, sebbene possano cambiare di carattere. Più grande è la crescita, più sottile è la tentazione. Tuttavia, ci è detto che non siamo mai tentati al di là della nostra capacità di sopportare e superare, così che nessuno possa dire di essere stato costretto o sedotto da una tentazione. Lui stesso ha scelto di cedere. Inoltre c’è sempre un modo di sfuggire alla tentazione, se crede e farà così. Dio è fedele e fornirà il modo.
- “Nessuna tentazione vi ha colto che non sia stata umana; or Iddio è fedele e non permetterà; che siate tentati al di là delle vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, ondula possiate sopportare” (1 Corinzi 10: 13).
Consideriamo ora ognuna di queste tentazioni che vennero al Salvatore e che vengono a tutti noi:
Considerate accuratamente queste parole:
- ”Allora Gesù fu condotto dallo Spirito su nel deserto, per esser tentato dal diavolo. Dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Il tentatore accostatosi gli disse:
- ”Se tu sei Figliol di Dio di che queste pietre divengan pani”.
Ma Egli rispondendo disse: ”Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4: 1-4).
Qual è la natura di questa tentazione e della risposta del Salvatore ad essa?
Mettendola brevemente non potrebbe forse definirsi “carne contro spirito”?
E’ la tentazione dell’appetito, dei desideri corporali di ciò che è basato sul fisico?
Carne contro spirito.Dopo quaranta giorni e quaranta notti di digiuno, il Salvatore deve essere stato incredibilmente affamato. Satana lo sapeva e fece appello all’appetito del Salvatore indicandogli le pietre della strada che in qualche modo assomigliavano ad una pagnotta ebraica, dicendo:
- ”Se tu sei il Figlio di Dio comanda che queste pietre diventino pane.”
Il Salvatore non si sarebbe assoggettato ai suggerimenti e alle direttive di Satana. Il suo spirito dominava la carne, ed era soggetto ad ogni parola che procede dalla bocca di Dio, suo Padre.
Ognuno di noi affronta le tentazioni dell’appetito o dei desideri carnali. Ce ne sono molti, consideriamone due:
- Primo, IL CIBO:
Molte persone oggi sono letteralmente schiave del loro stomaco! Il loro stomaco controlla la loro mente e il loro spirito piuttosto che essere soggetto ad essi.
Mangiare in eccesso o ingozzarsi è ghiottoneria, che è una perversione dell’appetito dato da Dio. Assumere consapevolmente sostanze dannose o additive o mettere peso, è follia. Ciò dà il controllo allo stomaco o alla cellula o a qualsiasi cosa che potreste chiamare carne.
Considerata in questa luce è ovvio che mangiare troppo, o ingerire sostanze pericolose non fa male soltanto al corpo, ma ferisce anche lo spirito. Diventa una faccenda spirituale; e per il Signore ognicosa è spirituali, le sue leggi ed i suoi comandamenti sono spirituali.
- “Perciò in verità vi dico che tutte le cose per me sono spirituali e in nessuna occasione vi ho dato una legge che fosse temporale né ad alcun uomo né ai figlioli degli uomini; né ad Adamo vostro padre che io creai. Ecco, gli accordai di poter scegliere da se stesso e gli diedi un comandamento, ma non gli diedi nessun comandamento temporale, poiché i miei comandamenti sono spirituali: essi non sono naturali né temporali, né carnali, né sensuali”(DeA 29: 34-35) .
Com’è grande la Parola di Saggezza che si trova nella sezione 89 di Dottrina ed Alleanze! Specialmente nella nostra ricca società così sovrabbondante di cibi, e di altre cose che soddisfano i desideri del corpo.
Molti ricercatori ed esperti nutrizionisti e medici credono che in America muoiano molte più persone a causa della sovralimentazione che per la fame.
- “Ho visto che pochi morivano di fame ma centinaia di miglia d’indigestione” (Benjamin Franklin).
Posso portare testimonianza personale dell’effetto che la sovralimentazione produce sullo spirito, perché ho imparato da me stesso che, quando indulgo nel mangiare, perdo la sensibilità ai bisogni degli altri. Mi arrabbio con me stesso e mi sento spinto a manifestare la mia rabbia sugli altri alla minima provocazione.
Sir Walter Scott espresse concisamente questo mio insegnamento:
”Chi indulge con i suoi sensi negli eccessi, si rende sgradevole al suo stesso raziocinio; e per gratificare il bruto che è in lui, dispiace all’uomo e pone le sue due nature in contrasto”.
Adesso guardiamo ad un’altra tentazione dell’appetito o desiderio del corpo:
- IL SONNO:
Pensate alla vostra situazione. Quante volte puntate la sveglia o decidete nella vostra mente di alzarvi presto, sapendo tutte le cose che dovete fare di mattino, ansiosi di organizzare bene la giornata, fare tranquillamente colazione con la vostra famiglia, leggere tutti insieme le scritture senza affrettarsi, e fare la preghiera prima di mandare ognuno ai propri doveri?
Cosa succede durante la notte così che quando suona la sveglia i vostri propositi si dissolvano? La mente contro il materasso! Spesso vince il materasso.
Vi trovate ad alzarvi un po’ troppo tardi e poi fate una corsa disperata per vestirvi, organizzarvi, mangiare e uscire. Nell’impeto della corsa diventate impazienti e cominciate a gridarvi l’un l’altro. I nervi si logorano, gli umori s’inaspriscono, e per il tempo in cui radunate ognuno per la preghiera familiare, spesso non c’è rimasto nessuno “spirito di preghiera”.
Tutto ciò, per aver ceduto alla tentazione carnale di dormire. Una catena d’eventi infelici e di conseguenze spiacevoli spesso segue il fatto di non aver mantenuto ciò che decidemmo di fare il giorno prima. Quel giorno può cominciare e finire con una sconfitta.
Non vale la pena dormire un po’ di più a questo prezzo. Infatti, considerando quanto sopra, il sonno extra diventa molto più stancante ed è fonte di stress.
Ma che differenza c’è se voi organizzate e disponete i vostri affari alla sera per andare a letto ad un’ora ragionevole?
Credo che spesso l’ultima ora o le due ultime ore prima di andare a dormire sono le più inefficienti, spesso passate a girarsi intorno. Poi, quando la sveglia (meccanica o mentale) suona, voi vi alzate, fate una preghiera privata, e poi cominciate a prepararvi per la giornata. Tale vittoria al mattino presto vi dà un senso di conquista, di superamento, di padroneggiamento.
Questo ci spinge a vincere altre difficoltà. Il successo genera successo, e un giorno iniziato con una vittoria fa sì che altri ne seguano.
Ora esaminiamo la seconda tentazione. Chiedetevi, mentre leggete. Qual è la sua natura?
Allora il diavolo lo menò con sè nella sua santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse:
- “Se tu sei il Figliol di Dio gettati giù; poiché sta scritto ‘Egli darà ordine di suoi angeli intorno a te, ed essi riporteranno sulle loro mani che talora tu non urti col piede contro una pietra”.
Gesù gli disse:
- ”Egli altresì scritto; non tentare il Signor Iddio tuo” (Matteo 4: 5-7).
Gli Ebrei aspettavano che il Messia venisse in grande potere e gloria e che raddrizzasse drammaticamente i torti perpetuati alla loro nazione. Se soltanto, Satana fosse riuscito ad indurre il vero Messia a soddisfare i loro desideri, le loro aspettative, quanto sarebbero stati frustrati e deviati gli scopi di Dio?
E di nuovo, l'insinuazione:“Se tu sei il Figlio di Dio”, il desiderio di provare se stesso, di dimostrare il suo potere superiore, chiamare gli angeli dal cielo per farsi portare su. Che appello alla vanità e all’orgoglio!
Qual è la natura di questa tentazione?
Suggerisco che potrebbe essere definita in questi termini:
sembrare contro essere. In altre parole far finta invece di essere. Il Signore sapeva chi era. Aveva una definizione divina di se stesso. Gli era stata data da Suo Padre — in effetti, proprio prima delle tentazioni.
Al tempo del suo battesimo, il Padre confermò al suo figlio beneamato quanto fosse compiaciuto di Lui.
- "E Gesù tosto che fu battezzato, salì fuor dell’acqua; ed ecco i cieli si apersero, ed Egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venir sopra Lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: ”Questo è il mio diletto Figliolo nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3: 16-17).
Se la nostra definizione o concetto di noi stessi deriva da ciò che altri pensano di noi, ci troveremo a gestire le nostre vite secondo i loro desideri e le loro aspettative, e più viviamo in termini di ciò che gli altri si aspettano da noi, più insicuri diventeremo. Le aspettative cambiano. L’opinione è mutevole.
Una persona o un gruppo può aspettarsi certe cose, mentre un altro individuo o un altro gruppo se ne aspettano altre. Chi dobbiamo compiacere?
Il figlio adolescente può desiderare di compiacere ad entrambi i genitori e al suo gruppo di coetanei a cui vuole appartenere; ma essi chiedono cose diverse, hanno standard diversi. Se uno è leale ad un gruppo, è sleale verso l’altro; ma se impara a fingere, potrebbe riuscirci, così pensa.
Comunque a lungo andare scopre se tenta di diventare “tutto per tutti” alla fine sarà scoperto per ciò che è, e perde il rispetto degli altri così e di se stesso. L’unica ancora alla sicurezza personale è in Dio e nella definizione che Dio dà all’uomo.
Considerate la rabbia, l’odio, l’invidia, la gelosia o la maggior parte delle altre emozioni negative, o passioni, e scoprirete che le loro radici giacciono nel desiderio di essere accettati e approvati e stimati da quelli che si sono “alienati dalle cose di Dio”.
Tal è la tentazione di far finta o di voler sembrare. La tendenza a copiare a scuola o a prendere una scorciatoia è una forma d’apparenza o di far finta di essere un buon studente.
La realtà o la verità della cosa è che non c’è nessuna scorciatoia. Lo studente deve obbedire alla legge del raccolto, ma per compiacere a tutti (insegnanti, genitori, amici) cerca una scorciatoia per “battere il sistema”.
Una volta uno studente mi visitò nel mio ufficio chiedendomi come stava andando in classe. Dopo aver parlato un po’ gli dissi direttamente: ”Lei non è venuto veramente per sapere come andava a scuola nella mia materia. E’ venuto per scoprire come pensavo che lei stesse facendo. Lei lo sa meglio di me come sta andando in classe, non è vero?”.
Riconobbe mitemente che era vero. E gli chiesi: ”Come sta facendo?”.
Ammise che stesse tentando di cavarsela. Aveva un esercito di scuse e di motivi per non studiare come doveva e per prendere una scorciatoia ed era venuto a vedere se la cosa funzionava. Se era riuscito a raggirarmi).Satana tentò Cristo ad apparire in tutto il suo potere e gloria per provare a se stesso, e per traviare il piano divino. Lo stesso Cristo venne non per provare qualcosa a se stesso, perché lui lo sapeva già chi era. Invece, venne per insegnare agli altri che avevano bisogno di cambiare, di pentirsi e che loro non potevano appoggiarsi solo sul Messia. Essi non volevano questo. Non gli piaceva, ma ne avevano bisogno.
Se le persone continuano per tanto tempo a giocare dei ruoli o a far finta, cedendo alla loro vanità e al loro orgoglio, gradualmente inganneranno se stessi. Si troveranno spesso in balia delle circostanze e degli altri e poi lotteranno per mantenere la loro falsa facciata. Ma se esse vengono ad accettare la realtà o la verità su se stesse e poi seguiranno linea su linea e precetto su precetto, le leggi e i principi del vangelo di Gesù Cristo, vivendo sempre la legge del raccolto, svilupperanno gradualmente (riceveranno) una definizione divina, o concetto di se stessi.
Lo sforzo di “tenersi alla pari con gli Jones” pone una persona ad una macina che sembra andare sempre più veloce, quasi come correr dietro ad un’ombra. Non ci si soddisferà mai. Costruire la proprio sicurezza su un bell’aspetto, abiti alla moda, beni e ceto sociale, o qualsiasi cosa vuota e orgogliosa, proverà essere il disfacimento di quella persona.
Edwin Hubbell Chapin disse:
- “La moda è la scienza dell’apparenza, ed ispira le persone dando loro il desiderio di sembrare piuttosto che di essere”. Potremmo forse chiamare la seconda tentazione una di passioni od emozioni, in contrasto alla prima tentazione, quella degli appetiti.
Se perdiamo le staffe siamo controllati dall’emozione della rabbia. Che tiranna! Da essa non può venire nulla di buono.
Persino il Salvatore prima di cacciare dal tempio i cambiavalute intrecciò la sua frusta; tuttavia lui era nel pieno controllo di se stesso, nell’esercizio della sua retta indignazione. Abbiamo bisogno solo di preoccuparci della verità su noi stessi solo dal punto di vista del Salvatore. Dovremmo essere interessati alle opinioni e alle percezioni degli altri così da poter imparare ad esseri più efficaci con loro, ma dobbiamo rifiutare di accettare la loro opinione come un fatto e poi agire o reagire in base ad essa. “Tu non tenterai il Signore Dio tuo!”.
La terza tentazione. Considerate qual è la natura di essa:
“Allora il diavolo lo menò seco sopra un monte altissimo, e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: Tutte queste cose io te le darò, se, prostrandoti, tu mi adori. Allora Gesù gli disse: “Va, Satana, poiché sta scritto: adora il Signore Dio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matteo 4: 8-10).
Qui Satana sta trattando con i desideri o le motivazioni dell’uomo. Fa appello al nostro amore per il potere e la ricchezza, il nostro desiderio di posizione e dominio. Definiamo questa tentazione: “Aspirazione contro consacrazione”.
Per aspirazione, intendo la ricerca di una persona per la propria gloria, l’attitudine di “cosa c’è in serbo per me”.
Per consacrazione, intendo la ricerca della gloria di Dio, l’attitudine “in che modo posso servire meglio?”. Una persona consacrata ha dato o dedicato tutto ciò che ha o che avrà mai agli scopi del Signore. Allora considera il suo tempo, i suoi talenti e possessi come cose affidategli, di cui dovrà fornire di tanto in tanto un onesto resoconto. Niente è suo, in questo senso. Ogni cosa appartiene al Signore, persino i suoi propri figli. Lui è un agente, il Signore è il suo capo, e lui cerca solo di servire agli scopi di Dio.
L’individuo aspirante è profondamente attaccato alle sue proprie cose, e considera i suoi figli come proprietà e spesso tenta di estorcere il tipo di comportamento che gli procurerà più popolarità e stima agli occhi degli altri.
Questi tipo d’amore possessivo è distruttivo. Invece di essere un agente o un custode, egli si vede come un capo e diventa una legge per se stesso. Poi interpreta ogni cosa nella vita in termini di ciò che ci guadagna, e in quel senso ognuno diventa un rivale. Le sue relazioni, persino intime, tendono ad essere competitive piuttosto che cooperative. Per ottenere i suoi scopi usa vari metodi di manipolazione, come minacce, paura, corruzione, pressione ed è incapace di imparare la lezione che il vero potere e l’onore che ha qualità durevoli viene solo dall’obbedire ai principi di rettitudine.
Ecco, vi sono molti chiamati, ma pochi sono scelti: E perché non sono scelti?
Perché il loro cuore è rivolto così tanto verso le cose di questo mondo e aspira agli onori degli uomini che non apprendono quest’unica lezione:
“Che i diritti del sacerdozio sono inseparabilmente connesso con i poteri del cielo, e che i poteri del cielo non possono essere controllati, né adoperati se non in base ai principi della rettitudine (DeA121.36- 38 ).
Il Signore fu un modello perfetto di vita consacrata. Rifiutò l’appello di Satana all’amore del potere e della ricchezza e riaffermò il suo impegno a seguire la volontà del Padre. Nel Sermone Sul Monte Egli insegnò chiaramente che è impossibile servire due padroni cioè cercare sia la nostra propria gloria sia quella del Signore. E’ come tentare di camminare verso est e verso ovest contemporaneamente. Possiamo vederlo forse in tutti noi. a meno che un individuo non acquisti lo spirito di servizio e di consacrazione si potrebbe dire che ama la chiesa ma interiormente disprezza le richieste che essa fa alla sua propria vita e alle sue comodità. Spesso cerca di sfuggire a queste richieste solo per trovare gli insegnanti familiari e il vescovo che lo vanno a trovare di nuovo.
Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno ed amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona (Matteo 6: 24).
L’apostolo Giacomo lo dice chiaramente “Un uomo di mente doppia è instabile in tutte le sue vie”. Giacomo 1: 8).
La mente doppia è di avere due motivi o interessi in conflitto. Inevitabilmente mette un uomo in guerra con se stesso, e in condizioni di tempesta questa guerra civile interna diventa guerra aperta con gli altri.
Donde vengono le guerre e le contese? Non è egli da questo: cioè dalle vostre voluttà che guerreggiano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; Voi contendete e guerreggiate: non avete perché non domandate, domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere ne’vostri piaceri (Giacomo 4: 1-3).
L’opposto di mente doppia è l’unità di se stessi o integrità. Quando un uomo controlla se stesso e si conosce ed unificato in tutti i suoi sentimenti e desideri alla causa del Signore, questa è integrità. Questa è sincerità: ”…con pieno intento di cuore senza compiere nessun ipocrisia e nessun inganno dinanzi a Dio ma con intento reale…”(2 Nefi 31: 13). Questo è un uomo che vive ciò che insegna. Questo è il Figlio di Dio che disse: ”Io sono la verità”.
E’ il nostro esempio, il nostro modello e ci dice di diventare come lui, d’essere perfetto persino come lui ed il nostro Padre in cielo sono perfetti. vedere 3 Nefi 12: 48). Ottenere questo è veramente possibile consacrando noi stessi al suo scopo divino — cioè al servizio evangelico, altruistico, verso gli altri.
Il presidente McKay insegnò in merito a queste tre tentazioni:
”Quasi ogni tentazione che vi viene è in una di queste forme. Classificatele, e scoprirete che quasi ogni tentazione datavi che ha macchiato me e voi appartiene ad una di queste tre categorie
1)una tentazione dell’appetito;
2)un appello all’orgoglio alla moda e alla vanità, di quelli alienati dalle cose di Dio
3)una gratificazione della passione o un desiderio delle ricchezze del mondo, o del potere fra gli uomini” (Instructor, September 1962, p. 290).
Com’è istruttivo capire che queste tre tentazioni del Salvatore sono anche le stesse tentazioni che vengono a noi! Questa constatazione ci dà il potere di resistere, di conquistare, di superare e di vincere.
Per esempio, se ci troviamo, nella vita quotidiana in una situazione in cui, compromettendo leggermente la nostra integrità guadagneremmo in posizione, potere, o influenza o stima, potremmo allora pensarci bene e scoprire che questa è una tentazione. Una volta che vediamo che è chiaramente una tentazione potremmo allora padroneggiare la nostra volontà a resisterle.
Quando sappiamo che la nostra tendenza a mangiare troppo e cose molto gustose, non è solo una piccola debolezza della nostra natura, ma un vero cedimento ad una tentazione fondamentale, siamo incoraggiati a vincerla e ad essere padroni di noi stessi.
